Monte Casale Ponti sul Mincio 2026 - L'ultima battaglia del 30 aprile 1945
Anno 2026: ritorno al casolare sul Monte Casale in Ponti sul Mincio (MN). Ci vado come spesso in bicicletta. Questo posto è stato teatro il 30 aprile del 1945 di aspre battaglie durate diverse ore. Alcuni tedeschi qui sopra nascosti di giorno, che attendevano il buio per proseguire verso la Germania via fiume Adige e odierna Gardesana, venivano scoperti da abitanti del luogo, che avvertivano in paese americani e partigiani in festa per la avvenuta liberazione di 5 giorni prima.
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Da Peschiera arrivavano quindi altri reparti che diedero inizio ad una vera e propria guerra durata diverse ore. Per i partigiani ebbero a combattere le brigate Avesani ed Italia. Anche la 104ª compagnia IX reparto d'assalto Arditi divisione Legnano, e esercito Italiano.
Sul posto, trovava tragica morte anche il partigiano Montini di Castelnuovo del Garda, falciato da una raffica di mitra mentre cercava di risalire la collina contro i tedeschi.
La battaglia di Monte Casale ebbe luogo il 30 aprile 1945 nei pressi di Ponti sul Mincio, in provincia di Mantova, ed è considerata tra gli ultimi episodi bellici della Seconda guerra mondiale sul territorio italiano. A scontrarsi furono le formazioni partigiane della Brigata Italia, guidata da Enzo (nome di battaglia di Fiorenzo Olivieri), e quelle della Brigata Avesani comandate da "Bruto" (Luigi Signori), affiancate dagli Arditi del IX Reparto d'Assalto. Dall'altra parte si trovava un reparto tedesco della Flak, che si era fortificato sulla sommità di una collina vicino alla strada tra Peschiera del Garda e Monzambano.
Lo scontro, durato dall'alba fino al tardo pomeriggio, fu particolarmente violento e costò la vita a cinque Arditi, quattro partigiani e a un soldato americano, Robert Carlson. Ancora oggi, il Comune di Ponti sul Mincio ricorda ogni anno questo episodio con una cerimonia commemorativa.
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile, un consistente gruppo di soldati tedeschi, in ritirata dalle linee difensive sul Po e reduci da un combattimento con carri armati statunitensi nella zona di Ceresara, raggiunse l'area di Ponti sul Mincio. Il loro obiettivo era arrendersi agli americani piuttosto che ai partigiani, temendo possibili ritorsioni. Le forze tedesche erano ormai isolate, poiché la 10ª Divisione da Montagna statunitense aveva già occupato le aree circostanti, interrompendo i collegamenti con i reparti a nord del lago di Garda.
Una parte del contingente, circa ottanta uomini, riuscì a passare inosservata vicino al paese e a salire sul Monte Casale, dove già l'anno precedente si erano svolte esercitazioni militari. Un primo gruppo fu però intercettato dai partigiani di Monzambano e Castellaro, che riuscirono a catturarlo. Il secondo gruppo, attestato sulla collina, venne individuato dalle vedette partigiane e segnalato alle unità della zona.
Fin dalle prime ore del mattino, i tedeschi iniziarono a sparare dalla cima verso la strada di Monzambano nel tentativo di aprirsi un passaggio. Durante questi colpi, perse la vita un civile, l'ortolano Giuseppe Bompieri, colpito mentre cercava di capire cosa stesse accadendo affacciandosi alla finestra.
Nel giro di poche ore, numerose squadre partigiane si radunarono ai piedi del colle: provenivano da Ponti, Peschiera, Castelnuovo del Garda, Valeggio sul Mincio, Pozzolengo e Cavalcaselle, tutte appartenenti al Battaglione "G. Dusi" della Brigata Avesani. Anche la Brigata Italia inviò rinforzi dalla zona di Valeggio, sotto il comando di diversi ufficiali partigiani.
Il comandante "Bruto" tentò più volte di ottenere la resa dei tedeschi utilizzando un megafono, ma ricevette soltanto raffiche di mitragliatrice in risposta. Vista la situazione, si confrontò con un soldato americano presente sul posto, Richard A. Carlson, artigliere della 10ª Divisione da Montagna. Fu proprio Carlson a mettersi in contatto con gli Arditi della 104ª compagnia del IX Reparto d'Assalto del Gruppo di Combattimento "Legnano", di stanza a Peschiera del Garda.
Circa trenta Arditi, guidati dal capitano Agostino Migliaccio, arrivarono rapidamente sul luogo portando con sé armi leggere e mortai. Nel frattempo, i partigiani avevano già predisposto un cannone recuperato dalla stazione di Monzambano. Durante i primi scontri, una quindicina di soldati tedeschi abbandonò la posizione e si arrese.
Nonostante i ripetuti tentativi di negoziare la resa, anche con l'intervento dell'americano, i tedeschi continuarono a resistere. A quel punto, Arditi e partigiani decisero di avanzare lentamente, strisciando tra i terrazzamenti del terreno fino a raggiungere le difese nemiche.
La battaglia entrò così nella sua fase più intensa: le armi automatiche sparavano senza sosta, i mortai colpivano la cima e il cannone bersagliava la postazione fortificata. Dopo circa quattro ore di combattimento, verso le 17:30, Monte Casale fu conquistato.
Il comandante tedesco, un giovane tenente – probabilmente appartenente alle SS – venne catturato gravemente ferito insieme agli altri superstiti. Nelle trincee furono trovati otto soldati tedeschi morti; secondo alcune testimonianze, alcuni di loro sarebbero stati uccisi dallo stesso ufficiale mentre tentavano di arrendersi. Altri morirono in seguito alle ferite o furono giustiziati sommariamente.
Il bilancio finale fu di una decina di caduti tra i tedeschi e tra i 38 e i 40 prigionieri. Questa battaglia rimane uno degli ultimi e più drammatici episodi della guerra di Liberazione in quella zona.
📅 Data della battaglia: 30 aprile 1945
📅 Visita: aprile 2026
🧭 Altitudine Monte Casale: 123 m s.l.m.
🏢 Scontro: tedeschi vs italiani/americani
Cosa vedere nelle vicinanze: Il centro storico di Ponti sul Mincio, la ciclabile del Mincio, la diga di Ponti sul Mincio, il torrente Redone.